IL CANONE RAI
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PAGHI UNA TASSA DEL 1938 E NON LO SAPEVI
Novanta euro all'anno, addebitati in bolletta senza che tu possa scegliere. Ma da dove viene questa tassa, dove finiscono i soldi, e cosa fanno gli altri Paesi europei ?
Ogni anno, tra gennaio e ottobre, dalla tua bolletta della luce spariscono 9 euro al mese. Silenziosamente, automaticamente, senza che tu debba fare nulla. È il Canone RAI. La maggior parte degli italiani lo paga senza mai essersi chiesta davvero cosa sia, perché esiste e dove finiscono quei soldi. Beh, sono qui apposta, vale la pena scoprirlo.
Una tassa nata sotto il fascismo
La prima cosa che stupisce è l'età di questa imposta. Il Canone RAI fu istituito nel 1938 dal governo di Benito Mussolini con il Regio Decreto numero 246 del 2 febbraio 1938. Inizialmente la tassa fu voluta per finanziare la propaganda del regime fascista, e in un'epoca in cui il televisore era stato inventato da poco ed era esclusiva di pochi cittadini abbienti, il canone era richiesto soprattutto per il possesso della radio. Quella legge non è mai stata abrogata. Questo provvedimento non è stato abrogato nemmeno dal cosiddetto decreto Taglia-Leggi del 2010, con cui vennero eliminate circa 375.000 vecchie norme, poiché fu incluso fra quelle non suscettibili di abrogazione in quella forma.
In pratica stai pagando per un'imposta pensata per finanziare i cinegiornali del Duce, semplicemente adattata ai tempi moderni. La legge alla base è la stessa.
Quanto si paga oggi e come funziona
Nel 2026 il Canone RAI costa 90 euro, come nel 2025. Nel 2024 era stato più basso, 70 euro. Nonostante le diverse proposte politiche e l'ampio dibattito sul tema, la Legge di Bilancio 2026 non ha apportato modifiche né previsto alcun taglio. L'importo viene corrisposto con addebito di 9 euro al mese per dieci mesi, o 18 euro ogni due mesi, direttamente in bolletta. Il punto che molti ignorano riguarda l'obbligo : il pagamento del canone non è legato alla visione dei programmi RAI, ma alla semplice disponibilità tecnica del mezzo. Se l'apparecchio può ricevere il segnale, il canone è dovuto. Non guardi mai Rai 1 ? Non importa. Hai un televisore che è collegato alla corrente ? Paghi.
Chi può non pagarlo
Esistono alcune eccezioni. Sono esenti dal Canone RAI i titolari di un'utenza luce che non detengono alcun apparecchio radiotelevisivo nel nucleo familiare, i cittadini con età superiore ai 75 anni e reddito inferiore a 8.000 euro annui, i militari e i diplomatici stranieri.
Per non pagarlo nel 2026 la tempistica era fondamentale: la dichiarazione di non detenzione andava presentata entro il 31 gennaio per l'esonero dell'intera annualità, oppure dal 1° febbraio al 30 giugno per l'esonero del solo secondo semestre.
Se hai la TV, quindi, non hai scampo.
Dove finiscono i 90 euro ?
Qui arriva un dettaglio che in pochi conoscono. Dei 90 euro pagati da ogni contribuente, alla RAI arriva poco più dell'83%. Il restante 17%, fra imposte forfettarie, tasse di concessione governativa e IVA, lo trattiene l'Erario. In cifra assoluta quindi, solo 77,8 euro dei 90 versati da ogni abbonato vengono effettivamente incassati dalla RAI. Il resto va allo Stato. Paghi una tasse per finanziare la TV pubblica, e una parte di quella tassa finanzia in realtà le casse generali del governo.
Il confronto europeo: paghiamo poco, ma non è tutta la storia
Su questo punto vale la pena fare chiarezza, perché i numeri sorprendono. L'Italia ha il canone più basso tra i principali Paesi Europei: circa 0,25 euro al giorno per abbonato, contro i 0,58 della Germania, i 0,50 del Regno Unito e i 0,38 della Francia. Il confronto però tra gli importi annui è ancora più netto. La Norvegia, la Danimarca e la Svizzera superano i 300 euro annui. Germania e Svizzera superano i 200 euro, mentre Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Finlandia restano sopra i 100 euro italiani.
Sembrerebbe una buona notizia. Ma c'è un rovescio della medaglia: in Francia e nei Paesi scandinavi vige solo il canone, e la TV pubblica non trasmette pubblicità. Nel Regno Unito la BBC riceve il canone e in cambio non manda in onda spot pubblicitari. In Italia invece la RAI incassa sia il canone che i proventi della pubblicità. Ebbene si, due fonti di finanziamento, non una.
Il nodo irrisolto: ha senso nel 2026?
La domanda che nessun governo ha mai voluto affrontare davvero è questa: ha senso pagare un canone per possedere un televisore, in un'epoca in cui milioni di italiani guardano contenuti quasi esclusivamente su smartphone, tablet e piattaforme di streaming ? Diversi Paesi Europei - tra cui Olanda, Spagna, Polonia e altri, per un totale di almeno una quindicina - hanno già abolito il canone televisivo. Altri lo hanno trasformato in un'imposta progressiva applicata a tutti i cittadini, indipendentemente dal possesso del televisore. L'Italia, per ora, è rimasta ferma a un modello pensato quando le televisioni erano un lusso da ricchi.
Il dibattito politico sul canone torna ciclicamente, ogni anno, senza mai trovare una risposta definitiva. Nel frattempo, i 9 euro mensili continuano a sparire dalla bolletta della luce - esattamente come succedeva ben 88 anni fa.
In Italia paghiamo meno degli altri europei, ma la RAI incassa anche la pubblicità.
Vale davvero quello che costa ? Fammelo sapere


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