IL COSTO DELLA VITA

CHI SOPRAVVIVE DAVVERO?

La risposta che nessuno ti dà apertamente: con lo stipendio medio italiano, in molte città, si galleggia appena. I numeri lo dimostrano.

Partiamo da un dato scomodo. Lo stipendio medio netto in Italia si aggira tra 1.650 e 1.750 euro al mese. Non è un'opinione, è ciò che emerge da INPS, ISTAT e dai principali osservatori retributivi. Ora chiediamoci: con quella cifra, si vive o si sopravvive? Dipende da dove abiti. Ma in molti casi, la risposta è chiara: si sopravvive. A malapena.

Il conto che nessuno fa in televisione

Prendete un lavoratore tipo a Milano. Sul lordo medio di circa 34.000 euro annui, lo stipendio netto mensile oscilla tra 1.900 e 2.100 euro. Sembra quasi dignitoso, finché non apri il conto delle spese.

Spesa alimentare: tra 300 e 500 euro al mese. Utenze (luce, gas, acqua): tra 150 e 250 euro. Trasporti: circa 39 euro di abbonamento. Internet e telefono: altri 40-60 euro. E l'affitto? Con uno stipendio netto di 2.000 euro, l'affitto può consumare tra il 40 e il 60% del reddito.

Il risultato? Il totale delle spese mensili per una persona single a Milano si aggira tra 1.800 e 2.800 euro, a seconda dello stile di vita. Traduzione : chi guadagna nella media non riesce nemmeno a pareggiare i conti, figuriamoci risparmiare.

Il grande bluff del "Nord paga di più"

C'è un racconto che va avanti da decenni: al Nord si guadagna di più, quindi si sta meglio. È vero solo a metà. Chi vive a Milano con una RAL di 34.500 euro potrebbe avere un potere d'acquisto reale simile a chi vive in Puglia con 26.000 euro, se si considerano affitto, trasporti e spese quotidiane. Il reddito nominale è più alto, certo. Ma il costo della vita si mangia il vantaggio. La Lombardia paga mediamente il 56% in più rispetto alla Calabria, con differenze assolute che su base annua possono superare i 12.000-15.000 euro di RAL. Eppure, chi emigra al Nord per "stare meglio" spesso scopre che il benessere aggiuntivo è molto meno di quanto si aspettasse.

Dieci anni di stipendi contro i prezzi: chi ha perso?

Qui arriva il dato che dovrebbe far arrabbiare chiunque. Tra il 2013 e il 2023, gli stipendi sono cresciuti del 12%, mentre l'inflazione è salita del 19%. Il risultato è una perdita di potere d'acquisto reale del 7%. Sette punti percentuali in meno in dieci anni. Significa che oggi compri meno di quello che compravi un decennio fa, con lo stesso stipendio. Non è una sensazione: è aritmetica. E mentre i salari arrancavano, le bollette correvano: il gas è aumentato del 47% dal 2021 e l'elettricità del 38% dal 2015.

Famiglia con figli: un lusso sempre più raro

Se la situazione del single è già difficile, quella di chi ha una famiglia è spesso al limite. Secondo ISTAT, la spesa media mensile di una famiglia italiana nel 2024 è stata di 2.755 euro. Aggiungici un affitto — perché non tutti hanno la fortuna di avere una casa di proprietà — e il quadro peggiora. Per una famiglia di quattro persone a Milano, stimando affitto e spese correnti, il fabbisogno minimo per vivere senza lussi si colloca tra i 4.000 e i 5.200 euro netti al mese.

Quante famiglie italiane ci arrivano? Pochissime.

Chi vive in affitto è già in svantaggio

C'è una frattura silenziosa che attraversa il paese: quella tra chi ha una casa di proprietà e chi paga un affitto ogni mese. Nel 2024, il 18% delle famiglie italiane viveva in affitto, mentre il 73,5% risiedeva in case di proprietà. Una minoranza, si dirà. Ma è quella minoranza che subisce le conseguenze più dure. Nel 2026 i canoni sono previsti in aumento dell'8,1% a livello nazionale. E gli affitti di mercato nelle grandi città sono già fuori controllo: Milano ha raggiunto i 23,7 euro al metro quadro, Roma i 19,2, mentre nel Molise si resta sotto i 7. Il paradosso è che chi è già in difficoltà economica fatica anche ad accedere alle agevolazioni statali. La riforma dell'ISEE 2026 ha aumentato le soglie di esenzione per la prima casa di proprietà, lasciando sostanzialmente invariata la situazione di chi paga un affitto. In pratica, lo Stato tutela chi possiede e lascia soli quanti non possono permettersi di comprare.

Allora chi sopravvive davvero?

La risposta è scomoda ma onesta: sopravvive bene chi ha ereditato casa, chi ha due redditi in famiglia, chi vive in una città medio-piccola del Sud con costi contenuti, o chi guadagna significativamente al di sopra della media. Per una vita dignitosa — non di lusso, dignitosa — nelle grandi città italiane nel 2026 servono tra 2.200 e 2.800 euro netti al mese per un single. Chi guadagna 1.500 euro — e sono tanti, tantissimi — non sopravvive. Galleggia. Rimanda, rinuncia, si indebita, torna dai genitori o spera che il mese abbia qualche giorno in meno. L'Italia non ha un problema di pigrizia o di cattive abitudini di spesa. Ha un problema strutturale: i salari sono fermi, i prezzi no, e le politiche abitative non proteggono chi ne avrebbe più bisogno.

Finché non si affronta questo nodo — senza eufemismi e senza slide ministeriali patinate — il conto di fine mese continuerà a non tornare per milioni di persone.

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