Il Papa: «Non ho paura dell’amministrazione Trump, né voglio entrare in un dibattito con lui.

Il Vangelo non si zittisce.

Trump non ha fatto marcia indietro. Anzi, ha rincarato la dose su Truth Social e parlando con i giornalisti al rientro dalla Florida: ha definito Leone XIV «debole sul crimine», «terribile in politica estera», «troppo vicino alla sinistra radicale» e ha aggiunto che «se non fossi io alla Casa Bianca, lui non sarebbe nemmeno in Vaticano». Ha pure cancellato (ma non abbastanza in fretta) un’immagine generata con l’AI che lo ritraeva come una figura messianica. Lo scontro, nato dalle dure critiche papali all’intervento Usa-Israele in Iran e all’ultimatum di Trump («la civiltà persiana rischia di essere cancellata»), sta spaccando in due la comunità cattolica americana: da una parte i vescovi Usa difendono il Pontefice e il primato del Vangelo, dall’altra una parte della base trumpiana applaude il presidente.

In Italia Giorgia Meloni ha parlato di «parole inaccettabili» nei confronti del Santo Padre, creando imbarazzo nel centrodestra.

Fonti vaticane parlano già di colloqui tesi al Pentagono fin da gennaio 2026, quando il nunzio apostolico Christophe Pierre è stato convocato per un incontro “franco e aggressivo” con alti funzionari della Difesa americana: gli è stato chiesto esplicitamente di allineare la Santa Sede sulle posizioni Usa in Venezuela e soprattutto sull’Iran, con velate minacce di conseguenze se il Papa avesse continuato a criticare la “diplomazia della forza”. Ora, dopo l’attacco personale di Trump, il gelo è ufficiale. Il viaggio del Papa in Africa è diventato una piattaforma per ribadire che «il Vangelo non si zittisce» e che non teme l’amministrazione americana. In risposta, la Casa Bianca ha sospeso ogni canale informale di dialogo e fonti diplomatiche indicano che la visita di Stato del Pontefice negli Stati Uniti – prevista per il 2026 – è stata di fatto rinviata a data da destinarsi.

Le conseguenze sono multiple:

  • Sul piano bilaterale: i rapporti tra Washington e Santa Sede, formalmente eccellenti da quasi un secolo, rischiano di ridursi al minimo storico. Cooperazione su temi come la libertà religiosa internazionale, la lotta al traffico di esseri umani e la mediazione in conflitti minori potrebbe congelarsi.

  • Sul piano cattolico americano: la spaccatura divide profondamente i 70 milioni di cattolici Usa. I vescovi difendono il primato morale del Papa, mentre una parte consistente della base trumpiana applaude il presidente. Questo potrebbe avere ripercussioni pesanti sulle elezioni di mid-term del 2026 e sul voto cattolico futuro.

  • Sul piano internazionale: alleati europei (Italia in testa, con Meloni che ha definito le parole di Trump «inaccettabili») si sentono in imbarazzo. Il Vaticano guadagna simpatia tra i Paesi del Sud globale, mentre Washington appare isolata nella sua aggressività verbale.

Ma soprattutto ( essendo la più grave dai tempi di Reagan e Giovanni Paolo II) può essere ricucita con un semplice incontro o segnerà l’inizio di un’era di freddezza strutturale tra le due più antiche istituzioni occidentali ancora in piedi?

Quanto potrà durare questa rottura senza precedenti tra il primo Papa americano della storia e il Presidente degli Stati Uniti?